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seminari

Date work shop 2010

Gennaio /Febbraio

Work shop di introduzione al volontariato clown : "Ambasciatori del Sorriso"

Milano-con classi di liceo, in diversi Istituti - In collaborazione con CSV e AVS.

Febbraio

Il Corpo che Ride - con Ginevra Sanguigno- Vicenza 13  / 14- organizzazione a cura di  : Dottorclownitalia

Il Corpo che Ride - con Ginevra Sanguigno- Roma 20 /21 e 27 /28

Marzo

Il corpo che ride - con Ginevra Sanguigno -Thiene 20 /21 e 27 / 28 - organizzazione a cura di : Siliconklaun


Aprile:

Katmandu' - Nepal- work shop per operatori ONG di Katmandu - con Ginevra Sanguigno , Italo Bertolasi , Patricia Mayer , Clown One Nepal Manju Ale - organizzazione a cura di Clown One Italia e Apeiron onlus

Luglio:

Clown fuori dal box ! Dal 5 al 14 -work shop con Ginevra Sanguigno , all'interno di School for Designing a Society - Gesundheit Institute- U.S.A. 

Agosto:

Tokyo- Giappone -"Il corpo che ride" con Ginevra Sanguigno

IL CUORE CHE DANZA

MILANO
Saremo di nuovo ad Area Terra - Accadueò ( Viale Lucania 27 metrò giallo Corvetto),

in date da definire dalle ore 20 alle 23 -  con Italo Bertolasi e Ginevra Sanguigno

“Fare il clown è un trucco per rendere l’amore più vicino, più accessibile: è un arnese per costruire quel ponte.
Le persone sono state create uguali e si sentono al sicuro coi clown. È importante sapere che chiunque può fare il clown, visto che non deve possedere doti particolari, ma solo il desiderio di portare amore a ogni persona che incontra.
La fame d’amore farà venir fuori il clown che è in noi!”.

Danza, Giochi, Culle, Zen del clown.
Giocosi strumenti che stimolano la nostre capacità creative di comunicazione e di sostegno, cullare e accogliere gli altri nel “nido” del cuore.
I giochi proposti , le improvvisazioni , i buffi esperimenti alla scoperta del proprio clown, gli esercizi di contact improvvisation , faciliteranno sia l’ascolto di sé stessi che dei bisogni vitali dell’altro, per creare un clima di abbandono fiducioso, di armonia e di pace.
Potremmo così contattare livelli più profondi del nostro essere. E sciogliere le tensioni di “corpo ed anima . Potenziando la comunicazione non verbale, la consapevolezza delle emozioni , esplorando le nostre strategie d’amore.
Info:

IL CORPO CHE RIDE

con Ginevra Sanguigno
progetto per una architettura del benessere: ridere e giocare fa bene alla salute
Proposta per un percorso alla scoperta del proprio clown.
Per fare del bene a noi stessi e agli altri.

corpo che ride
“Il corpo che ride” e’ un seminario che vuol esplorare i potenziali del nostro “cuore”.
Quella parte di noi dove risplende la nostra energia creatrice e rigeneratrice, e la nostra poesia folle, gioiosa. Il clown e’ la figura che concentra maggiormente queste caratteristiche.

Jaques Lecoq, maestro di teatro, scriveva: “ La figura del clown e’ la piu’ diffcile da rappresentare per un attore, perche’ racchiude tutte le gamme di emozioni dell’essere umano. Questo presuppone, da parte dell’attore, un profonda conoscenza di se’ stesso, un’esplorazione sincera delle propie emozioni, la disponibilita’ a mettersi in gioco , a ridere di se’ stessi e a non identificarsi in nessun ruolo ".

Lavoreremo su un tipo di clown non spettacolare, che spesso non ha bisogno del naso rosso ,che sà ascoltare i bisogni dell’altro e si presenta al mondo con coraggio ed umiltà.

Presenteremo così questo nuovo clown ambasciatore del sorriso, che viaggia nei paesi in guerra ,nei paesi poveri, nelle carceri, negli ospedali, in strada, con il vestito colorato e le bolle di sapone, e li usa come strumenti di diplomazia per fare la pace, per portare sollievo nelle situazioni di sofferenza.

Il clown che rivela le sue emozioni, ride di se’ stesso ed e’ pronto ad aiutare in modo sincero, senza pregiudizi e senza identificarsi nel ruolo.

Il clown che porta tra la gente il suo grande cuore allegro, che sa riunire attorno a sé chi soffre in un clima di amicizia, calore umano e giocosità, che crea un’atmosfera sciocca dove il riso esce facilmente, dove non ci si prende troppo sul serio, dove la vita diventa incredibilmente leggera per un istante.

Entrando in quella leggerezza e profondita’ per ritrovarci amici, fratelli, sorelle, bambini, esseri umani consapevoli
.

SCHOOL FOR DESIGNING A SOCIETY
in Italia nel 2010 in date da definire

La School for Designing a Society è un progetto avviato nel 1991 ad Urbana, Illinois (USA), da un gruppo di docenti universitari, attori, artisti e attivisti politici. Il progetto si configura come un laboratorio sperimentale in cui è possibile immaginare ed agire il cambiamento attraverso la creazione di contesti di vita temporanei in cui la domanda "Qual è il mio modello di società desiderabile?" è oggetto di attenta e stimolante analisi e punto di partenza per la realizzazione di proposte creative.

Perché una società desiderabile?

Il nostro è un appello rivolto all'individuo: ai nostri vicini, seppur lontani, ormai consapevoli del fatto che l'attuale sistema sociale si alimenta e trae vigore a discapito dei propri membri, generando infelicità, sofferenza, assenza di progettualità, violenza e degrado umano. Il sistema sociale dominante individua nella "natura umana" il problema e sostiene che l'attuale sistema, per l'appunto, sia la soluzione. Abbiamo analizzato a lungo questo sistema e non lo vogliamo. Poiché ogni sistema sociale non ha una genesi naturale, ma è diretta espressione della creazione e dell'attività umana che lo cristallizza come unico orizzonte paradigmatico possibile, desideriamo creare nuovi sistemi sociali e trasformare le dinamiche che, giornalmente, governano l'agire umano.

Perché valorizzare la progettualità?

Come spesso accade, alle critiche mosse nei confronti dell'attuale sistema sociale si risponde con una serie di giustificazioni che, in ultima analisi, sostengono la "bontà" dell'attuale contesto sociale. Tuttavia, allorquando queste giustificazioni crollano sotto l'evidenza dei fatti, l'unica contro risposta offerta che disorienta e smorza la domanda di cambiamento e di equità è: "Hai un'idea migliore?"

Ed ecco che questo momento rappresenta un'opportunità per proporre risposte ed alternative proprie e non un'occasione per restare ammutoliti. Lei cercherà, seppur in modo maldestro, di rispondere dando sfogo al proprio spirito di ribellione che, sfortunatamente, verrà attutito dallo sterile linguaggio della lamentela.

Abbiamo avuto il tempo e l'opportunità di realizzare, con persone che hanno maturato esperienze diverse, dei percorsi, delle partiture, dei sogni, dei progetti rappresentativi di una società desiderabile e, perciò, riteniamo che in una situazione di questo tipo l'epilogo possa essere diverso.

Immaginiamo per un attimo l'audacità della scena. Qualcuno le domanda: "Hai, forse, un'idea migliore?". Ed ecco che tutti i presenti, durante la pausa caffè, rivolgono lo sguardo verso di lei o abbassano il capo intenti a fissare la punta delle loro scarpe. E lei... lei guarda l'interlocutore negli occhi e allunga la mano nella sua borsa...nello zaino...nella ventiquattrore...nel cassetto della cucina ed estrae un taccuino ricco di proposte, lo getta sul tavolo rovesciando i mozziconi di sigaretta dal portacenere e risponde: "Certo, leggilo, ti darà un'idea di ciò che voglio".

Perché una scuola?

Perché una scuola può offrire il caos iniziale, quel necessario passaggio destrutturante, utile a stimolare la creazione di nuove idee.

Perché tutti possono imparare, ovunque e in qualsiasi momento, ma in una scuola ci sono maggiori probabilità di trovare qualcuno che possa insegnare.

Perché l'insegnamento è una delle poche professioni che non può prescindere dalla condivisione del potere.

Perché in una scuola le persone possono incontrarsi con l'obiettivo comune di mettere in discussione le premesse e le condizioni che nell'attuale società si danno per scontate.

Perché una scuola "disinteressata" fornisce un contesto temporaneo contro la logica del lavoro orientato al profitto.

Cosa distingue questa Scuola dalle altre?

Sono poche le scuole, su scala mondiale, che si basano sul desiderio di cambiare la società. La proposta di questa scuola, infatti, è che il cambiamento sociale debba essere diretta espressione del desiderio degli studenti. In nessuna altra scuola i desideri degli studenti sono tenuti in tale considerazione.

Questa scuola è organizzata da persone che sanno come accettare un invito.

Non ci sono dirigenti scolastici.


 

 

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