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CLOWN IN VIAGGIO
Ginevra Sanguigno - Italia

Sono un clown in viaggio . Sono innamorata della vita.

Ho sempre pensato che il viaggio fosse per me la condizione necessaria per capire, per trovare, per perdermi e per ritrovarmi. Per lasciare, per non dipendere, per non avere attaccamenti. Per continuare a ridiscutere tutto. Per ritrovare le mie radici. Per ritrovare la mia famiglia. Per incontrare i fratelli e le sorelle. I padri le madri. I figli. Per allargare le mie soglie di percezione. Per toccare i miei limiti e ripartire. Per entrare nel vuoto assoluto e riempirlo di nuovo. Ho adottato la figura del clown come messaggero di pace e di solidarietà.

Come clown viaggiante incontro ogni volta un numero incredibile di esistenze diverse, ricche, dove scambio e mi ricambio ogni volta, anche nella stanchezza, anche quando non sei troppo nello spirito giusto. Sono clown negli ospedali, nelle carceri, negli istituti di igiene mentale, in giro per il mondo.

Incontro tanti bambini, e anche tanti adulti.Tante mamme e papa' e persone attorno che spesso soffrono e hanno bisogno di essere ascoltate. Ho incontrato Patch Adams nel 1997 fa durante la mia prima missione con i clowns, in Russia. L'ho trovato veramente esagerato, come io vorrei diventare. Esagerato in un mondo che si deve sempre contenere, esagerato, in un mondo dove mostrare I propi sentimenti, piangere, ridere, danzare, amare, abbandonarsi e' inappropriato, è esagerato.

E il mondo e' pieno di gente che non mostra i propi sentimenti e soffre di solitudine. Come clown ti perdonano se danzi per strada o se piangi o se canti o se ridi per nessun motivo, come un bambino, come un clown. Sto scegliendo di fare il clown perche' ricevo ogni giorno insegnamenti dalle persone che incontro, e mi rendo conto che la malattia e' anche uno stato dell'anima, e piu' grave e' la situazione, e con piu' profondita' ti sembra di toccare il tuo animo e di entrare nella vita.

Sembra una contraddizione , ma lo sperimento ogni volta che incontro persone con gravi malattie, attaraverso la sofferenza profonda anche i bambini comunicano una grande consapevolezza della vita. E' come seapprezzassi tutto con maggiore forza e urgenza.

Ho inziato a cercare venti anni fa, attraverso il viaggio iniziato dopo la scuola di teatro, inseguendo il percorso che Eugenio Barba, antropologo e regista, mi raccontava nei suoi libri; il viaggio di un gruppo di teatranti saltimbanchi che viaggiando e vivendo con la gente, in paesi poveri, imparavano a condividere e creare il senso di comunità viaggiante. La loro merce di scambio era il teatro, e attraverso il teatro raccontavano la vita, le paure, l’amore e la morte. Per me è stato trovare un senso e delle motivazioni.

E viaggiando ho iniziato a intuire come in queste culture altre, il curare e' il "prendersi cura" della comunita', non della persona singola. E' la comunita' che cura e si prende cura. Le comunità che sempre più stanno scomparendo e condannnano tutti a vivere nella solitudine. Noi, come clowns ambasciatori , riproponiamo un modello di comunità ,una comunità nomade , che si ritrova spesso solo per la durata delle missioni, dove si condivide tutto, e dove chi è più debole diventa il maestro. La leggerezza nell’essere, l’ascolto, lA profondità e l’impegno verso chi è piu’ debole, sono alcuni aspetti della nostra comunicazione . Una leggerezza e una profondità che sostiene un sogno, un progetto di pace. Qualcuno dice che i clowns sono solo per i bambini, non è vero, credo che noi adulti abbiamo piu’ bisogno di ridere, c’e’ troppa solitudine e sofferenza. E’ straordinaria ogni volta l’accoglienza che riceviamo e che ci incoraggia a continuare. Oggi ho ricevuto una mail dove mi scrivono che, il secondino di una certa prigone di massima sicurezza, dove siamo stati, vorrebbe fare un corso per diventare clown. Durante le nostre missioni, nei paesi piu’ poveri, incontrando le situazioni più difficili, dove incontri sofferenze insopportabili, senti, insieme al dolore, alla incredulita'e a una miriade di altri sentimenti forti, che stai partecipando alla vita pienamente, e non ti importa piu' di confrontarti, di dare giudizi, di fare guerre, perche' tutto e' troppo piu' grande e piu'urgente del resto.

E hai voglia di urlare, e l’amore, la rabbia, le lacrime, la gioia e la riconoscenza si mischiano in una unica grande onda che ti avvolge e ti dà anche il coraggio di continuare . Continuare a stare dalla parte di chi è piu’ debole , di chi non chiede niente e ha bisogno di tutto, di chi vive dall’altra parte del mondo, di un mondo che puo’ essere anche a pochi chilometri dalla tua casa.

Fare il clown per me è come viaggiare, nel mondo, dentro la mia anima, accompagnata da mille mani, mille occhi, mille sguardi, nel caos e nella bellezza della vita.

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